Legge 120/2026 e D.Lgs. 30/2026: cosa cambia nella comunicazione della sostenibilità
La Legge 120/2026, entrata in vigore il 21 luglio 2026, introduce nuove regole per le iniziative commerciali nelle quali una parte dei proventi della vendita di prodotti viene destinata a finalità benefiche: le cosiddette vendite solidali o iniziative di cause related marketing, comprese quelle realizzate in co-marketing con un’organizzazione non profit. La norma, che non si applica alle iniziative già in corso alla data della sua entrata in vigore, richiede di rendere espliciti il beneficiario, la finalità del contributo e l’importo o la percentuale destinati per ciascun prodotto. Prevede inoltre specifiche comunicazioni all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), prima dell’avvio della vendita e dopo il versamento delle somme.
Il D.Lgs. 30/2026, le cui disposizioni si applicano dal 27 settembre 2026, interviene invece sulla comunicazione delle caratteristiche ambientali e sociali dei prodotti e delle imprese. Recependo la Direttiva UE 2024/825, rafforza la tutela dei consumatori rispetto a dichiarazioni ambientali e sociali (green claims e vanti sociali) generiche, ingannevoli o non adeguatamente supportate. È la norma che porta nel Codice del Consumo il contrasto al greenwashing e al social washing.
Le due normative hanno ambiti diversi, ma un principio comune: ciò che l’azienda dichiara deve corrispondere a impegni concreti, documentabili e comunicati correttamente.
Il ruolo del CSR e Sustainability Manager: una responsabilità di coordinamento
Le nuove regole non attribuiscono automaticamente al CSR o Sustainability Manager nuove responsabilità legali personali. Rafforzano, piuttosto, il senso di responsabilità che accompagna una funzione chiamata a tradurre gli obiettivi di sostenibilità in progetti, collaborazioni e risultati.
Chi si occupa di responsabilità sociale d’impresa lavora quotidianamente con Marketing, Comunicazione, Relazioni Istituzionali, HR, Acquisti e altre funzioni. Deve fare in modo che gli obiettivi siano condivisi, le iniziative realizzabili e i risultati misurabili.
Oggi questo coordinamento deve comprendere, in modo ancora più strutturato, la funzione Legal.
Il Legal non deve essere percepito come l’ufficio che interviene alla fine per dire cosa non si può fare. Deve diventare un interlocutore già nella fase di progettazione, capace di aiutare a individuare la formula contrattuale corretta, definire gli impegni delle parti e comprendere quali contenuti possano essere comunicati (su packaging, pubblicità, canali social e report di sostenibilità) e in quali termini.
La normativa non deve trasformarsi in un freno alle iniziative di sostenibilità, ma in uno strumento per realizzarle e raccontarle meglio.
Collaborazioni profit–non profit: come scegliere il giusto partner non profit
Questo approccio è particolarmente importante nelle collaborazioni tra imprese e organizzazioni non profit.
Una donazione (corporate giving), una sponsorizzazione, un’iniziativa di co-marketing o una campagna di vendita solidale possono perseguire obiettivi simili, ma hanno caratteristiche e implicazioni giuridiche differenti.
Diventa quindi importante definire fin dall’inizio il tipo di collaborazione, i risultati attesi, gli impegni economici e le modalità di comunicazione. E, prima ancora, individuare il partner non profit più coerente con gli obiettivi aziendali e di brand.
È in questa direzione che si collocano gli strumenti sviluppati da Italia non profit, come CSR Match: lo strumento gratuito che permette di individuare organizzazioni non profit partendo dagli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) dell’azienda e utilizzando dati strutturati sul settore.
Per passare dalla ricerca generica di un’organizzazione alla selezione del proprio partner seguendo criteri oggettivi. Un punto di partenza utile per costruire collaborazioni che possano essere progettate, verificate e rendicontate.
Dalla compliance alla qualità delle scelte di sostenibilità
Le nuove norme richiedono più attenzione ai processi, ai contratti e alla comunicazione. Non chiedono alle aziende di ridurre il proprio impegno sociale o ambientale.
Per chi si occupa di responsabilità sociale d’impresa la sfida è integrare le verifiche normative nella progettazione, senza separarle dagli obiettivi di sostenibilità.
Coinvolgere il Legal fin dall’inizio, scegliere partner sulla base di dati, definire gli impegni e raccogliere le evidenze dei risultati – utili anche per la rendicontazione ESG – significa lavorare meglio, non soltanto ridurre i rischi.
La responsabilità di un CSR o Sustainability Manager è anche questa: creare le condizioni perché l’azienda possa continuare a fare sostenibilità e comunicarla con precisione.
Riferimenti di legge
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