Housing sociale: il modello cooperativo si reinventa. Un’intervista a Confcooperative Habitat Piemonte

In un contesto in cui la questione abitativa e dell’housing sociale torna al centro dell’agenda pubblica, Italia non profit e Assimoco hanno incontrato Alberto Paolo Anselmo, Presidente di Confcooperative Habitat Piemonte e della Cooperativa Edilizia IN.COOP.CASA di Asti. L’intervista esplora le trasformazioni del comparto cooperativo abitativo piemontese: dal ridisegno del concetto di abitare, alla gestione sociale degli immobili, fino al ruolo della tutela assicurativa come strumento di protezione e consapevolezza per soci e residenti.

Presidente Anselmo, può descriverci la situazione attuale del comparto cooperativo abitativo in Piemonte in termini di tendenze e principali difficoltà? E soprattutto: perché oggi ha senso parlare di “habitat” e non più semplicemente di “abitazione”?

Il comparto cooperativo abitativo piemontese arriva a questa fase con una storia importante alle spalle e con una responsabilità nuova davanti. Le cooperative di abitazione hanno contribuito, nei decenni, a realizzare migliaia di alloggi, soprattutto in proprietà ma anche in locazione, offrendo una risposta concreta a famiglie, lavoratori, giovani coppie e anziani. Oggi però il contesto è profondamente cambiato: il costo della casa è cresciuto, l’accesso al credito è più difficile, il potere di acquisto diminuisce e una parte sempre più ampia della popolazione si colloca in quella “fascia grigia” che non rientra nell’edilizia pubblica, ma non riesce nemmeno a sostenere pienamente i prezzi di mercato.

Di quali variabili di sistema dovete tener conto?

In Piemonte le nostre cooperative continuano a gestire un patrimonio significativo di alloggi in affitto a canoni sostenibili, ma si confrontano con difficoltà evidenti: la scarsità di nuove risorse pubbliche dedicate, l’aumento dei costi di costruzione e manutenzione, la complessità normativa, il tema energetico e la necessità di recuperare patrimonio esistente, spesso sfitto o sottoutilizzato. Per questo oggi ha senso parlare di “Habitat” e non soltanto di “abitazione”.

Cosa manca oggi a una semplice “abitazione” per diventare davvero un “habitat”?

La casa non è più solo un’unità immobiliare, ma il centro di una rete di relazioni, servizi, sostenibilità, sicurezza e qualità della vita. Abitare significa poter vivere in un contesto dignitoso, accessibile, ben gestito, integrato con il territorio. La cooperazione porta proprio questo cambio di prospettiva: non costruire solo muri, ma costruire comunità, fiducia e condizioni concrete per vivere meglio.

Cooperative come IN.COOP.CASA dimostrano che è possibile costruire a canoni sostenibili senza rinunciare alla qualità. Quali sono gli elementi di servizio più importanti per ridefinire oggi il concetto di abitare in chiave cooperativa?

Il valore aggiunto del modello cooperativo sta nel fatto che non si esaurisce nella consegna di un alloggio. La cooperativa accompagna le persone nel tempo, gestisce il patrimonio, ascolta i bisogni, media le difficoltà e costruisce relazioni. In questo senso l’abitare cooperativo è un modello molto attuale, perché risponde non solo al bisogno di una casa economicamente accessibile, ma anche al bisogno di stabilità, sicurezza e appartenenza. Gli elementi di servizio oggi più importanti sono diversi. Il primo è certamente la gestione professionale degli immobili e degli spazi comuni.

Quanto pesa oggi la qualità della gestione nella percezione del benessere abitativo?

Moltissimo. Si pensi alle manutenzioni, all’efficienza energetica, alla cura degli ambienti condivisi: un fabbricato ben gestito non è solo più bello o più ordinato, è anche più sostenibile economicamente per chi lo abita.

Come prevenzione del disagio sociale?

Certamente. Le cooperative conoscono i propri soci, intercettano situazioni di difficoltà, cercano soluzioni prima che i problemi diventino emergenze. Questo vale per i ritardi nei pagamenti, per i cambiamenti del nucleo familiare, per le fragilità sociali o per le esigenze degli anziani.

Oggi c’è ancora bisogno di luoghi dove sentirsi parte di una comunità?

Di sicuro, ed è il terzo elemento: la costruzione di comunità. Vivere in cooperativa significa non essere semplicemente utenti o clienti, ma parte di un progetto collettivo. Dove questo funziona, si generano relazioni di vicinato, collaborazione, attenzione reciproca.

Qual è la forza della forma cooperativa?

La forza della forma cooperativa la si vede nel tema delle infrastrutture e dei servizi integrati: energia, assicurazioni, salute, servizi alla persona, supporto amministrativo. La cooperativa può mettere insieme competenze e reti che il singolo cittadino, da solo, difficilmente riuscirebbe ad attivare con la stessa forza.

La tutela assicurativa è spesso quella meno conosciuta ma più necessaria. Come viene oggi garantita questa protezione e in che modo il modello cooperativo può renderla più accessibile?

La tutela assicurativa è un tema spesso poco visibile, ma fondamentale. Nella vita quotidiana di un edificio possono verificarsi danni agli spazi comuni, infiltrazioni, eventi atmosferici, responsabilità civili verso terzi, incidenti o situazioni che coinvolgono direttamente i singoli nuclei familiari.

Nel contesto cooperativo c’è un livello di protezione che precede quello familiare?

Sì. In un contesto cooperativo, la prima garanzia è data da una gestione organizzata e consapevole di questi rischi. Normalmente la cooperativa assicura il fabbricato e le parti comuni, con coperture che riguardano l’immobile, la responsabilità civile e i principali eventi che possono compromettere la sicurezza o la continuità dell’abitare.

Le persone sono realmente consapevoli delle coperture che hanno?

Questo è un problema rilevante. È importante far crescere la consapevolezza dei singoli residenti rispetto alle tutele personali e familiari: responsabilità civile del nucleo familiare, danni accidentali, contenuto dell’abitazione, assistenza in caso di sinistro. Il modello cooperativo può rendere queste garanzie più accessibili per due ragioni: la capacità di aggregare i bisogni, dialogando con il sistema assicurativo in modo più strutturato; e il ruolo educativo, spiegando cosa è coperto, cosa non lo è, quali comportamenti riducono i rischi.

Quindi la cooperativa oggi deve anche fare cultura dell’abitare?

Anche questo fa parte dell’housing sociale. Non basta assegnare una casa: bisogna aiutare le persone a viverla con maggiore sicurezza, responsabilità e serenità. La cooperativa può diventare un ponte tra strumenti tecnici complessi e bisogni concreti delle famiglie.

Guardando ai prossimi anni: qual è la sfida principale che il modello cooperativo abitativo deve affrontare per restare rilevante e competitivo?

La sfida principale dei prossimi anni sarà dimostrare che il modello cooperativo abitativo non appartiene solo alla storia dell’edilizia sociale, ma può essere una risposta moderna alla nuova domanda di housing sociale. Oggi il problema abitativo non riguarda soltanto le fasce più fragili. Riguarda giovani lavoratori, famiglie monoreddito, anziani soli, studenti, persone separate, lavoratori fuori sede: cittadini che hanno un reddito, ma non sufficiente per accedere serenamente al mercato.

C’è ancora chi vede la cooperazione abitativa come un modello del passato?

È proprio così, ma per restare rilevante e competitiva, la cooperazione deve fare tre cose. La prima è innovare i propri strumenti finanziari e patrimoniali: non possiamo pensare solo alla costruzione di nuovi edifici, ma dobbiamo recuperare immobili esistenti, rimettere in circolo alloggi sfitti, costruire alleanze con proprietari privati, enti pubblici, fondazioni, investitori pazienti e amministrazioni locali. La seconda è rafforzare il ruolo di gestore sociale. La terza è lavorare sempre di più in rete: habitat significa proprio questo, unire casa, servizi, welfare, energia, assicurazioni, salute, rigenerazione urbana e sviluppo dei territori.

Se dovesse indicare una priorità assoluta per i prossimi anni, quale sarebbe?

La cooperazione ha una leva decisiva: la fiducia. Fiducia dei soci, delle istituzioni, dei territori. Se sapremo unirla a competenza, innovazione e capacità di investimento, il modello cooperativo potrà tornare a essere protagonista delle politiche di housing sociale dei prossimi anni.

Le riflessioni di Alberto Paolo Anselmo, Presidente di Confcooperative Habitat Piemonte, restituiscono l’immagine di un modello cooperativo che non si esaurisce nella gestione del patrimonio immobiliare, ma si misura con sfide più ampie: accessibilità economica, coesione sociale, tutela delle persone. Un terreno su cui strumenti come Pronto Assicurazione – lo spazio di cultura assicurativa digitale nato dall’accordo tra Italia non profit e Assimoco attraverso l’iniziativa Eticapro – trovano una ragione d’essere precisa: non aggiungere complessità, ma ridurla, mettendo la protezione assicurativa alla portata di chi abita e di chi gestisce.

Asti, 25 maggio 2026

TUTTI I DIRITTI RISERVATI. È vietato qualsiasi utilizzo, totale o parziale, del presente documento per scopi commerciali, senza previa autorizzazione scritta di Italia non profit.

Italianonprofit
Accedi a funzionalità esclusive dedicate agli utenti iscritti ad italia non profit, è gratis