Con le persone e le comunità, verso un community raising

lunedì, 18 Gennaio 2021
Anna Donegà
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Anna Donegà

Il 2020 non è stato solo l'anno del Covid-19. Nell'anno di Padova capitale europea del volontariato, i volti e le storie di volontarie e volontari si intrecciano con quelle dei beneficiari e dei donatori. Il racconto di alcune di queste sfide, con le persone e le comunità.

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Ci sono volti e storie, dietro ai numeri. E questi volti e storie nel 2020 raccontano di piccole azioni quotidiane, quelle delle volontarie e dei volontari, che si sono fatte straordinarie a partire dal primo lockdown e hanno continuato, senza sosta. Storie che hanno incontrato quelle delle donatrici e dei donatori, in un intreccio generativo.

Quello che Padova, nell’anno da capitale europea del volontariato, ha vissuto è stata una attivazione comunitaria inedita all’interno del progetto “Per Padova noi ci siamo” nato il 14 marzo. Così Ester, una volontaria, nel suo servizio di consegna delle mascherine agli anziani soli ha incontrato una signora di 89 anni, sarta per tutta la vita. Si è svegliata una mattina dicendo che doveva fare delle mascherine anche lei, e così si è messa di buona lena, con la sua macchina da cucire.

E June, di origini cinesi, da 20 anni in Italia, che a gennaio ha attivato un comitato di cittadini, soprattutto imprenditori, di origine cinese per portare aiuti nella Cina colpita dal Covid 19 e, appena il Covid si è diffuso in Italia, ha riorganizzato le attività per dare una mano anche qui. In poche settimane è riuscita a raccogliere più di 25.000 euro e migliaia di mascherine e altri dispositivi di protezione donati agli Ospedali. Gli aiuti, sia di volontari che attraverso donazioni, sono arrivati anche dall’associazione islamica bengalese di Padova e dalla comunità marocchina.

Ma non solo. Molti dei 1.700 volontari che si sono resi disponibili per la distribuzione dei generi di prima necessità lo hanno fatto dopo che, a loro volta, avevano ricevuto aiuto come tra i quasi 500 donatori c’è chi ha voluto ringraziare così per il sostegno di cui è stato beneficiario. E, infine, le donazioni da parte delle associazioni del territorio che, pur colpite da vicino nelle attività e nella scarsità di entrate, hanno voluto fare la propria parte.

Queste “istantanee” ci trasmettono un forte legame delle persone con il proprio territorio e la volontà, molto spesso, di andare oltre l’aiuto economico.

 

 

Come coltivare e valorizzare tutto questo, al di là dell’emergenza?

Sarà la grande sfida che ci attende nei prossimi mesi come Centro Servizio Volontariato ma è una sfida che attende in generale tutti i soggetti, profit, non profit e istituzioni, che operano a livello territoriale, con uno sguardo globale.

Partendo da alcune prime tracce da percorrere:

  • costruire risposte di lungo periodo. Il “qui ed ora” non dà gambe alla solidarietà che ha bisogno di orizzonti ampi e visioni del domani per poter essere efficace e generativa;
  • mettere al centro i bisogni. Non i progetti, non i bandi, non le scadenze, non le singole esigenze autoreferenziali, ma i bisogni della comunità anche oltre le proprie finalità;
  • contribuire a un fondo comune. Andare oltre la logica della parcellizzazione verso l’idea di un fondo comunitario, organizzato ed amministrato, a disposizione delle co-progettazioni e delle risposte di rete;
  • includere le associazioni e i corpi intermedi come attivatori di comunità. Le migliaia di associazioni sono le “sentinelle” del territorio che permettono di colmare l’”ultimo miglio”, quello più difficile da raggiungere da parte delle istituzioni e delle grandi organizzazioni. I volontari e le volontarie delle associazioni devono quindi essere riconosciuti ed accompagnati in questo fondamentale ruolo di attivatori di legami sociali;
  • rendere protagoniste le persone. Tutte. Dai beneficiari ai volontari, dagli amministratori ai donatori: ruoli fluidi che hanno un unico denominatore comune: l’essere cittadini.

Dovremo imparare a vederci come un organismo unitario, ma allo stesso tempo fluido, capace di adattarsi e di trasformarsi, radicato nel territorio e nel presente, ma con uno sguardo aperto al mondo e al futuro.

Ci piace pensare e chiamare questo nuovo e rinnovato processo “community raising”, la crescita di una comunità, che passa attraverso la crescita dei singoli componenti e di una cultura del dono diffusa e pervasiva.

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SCRITTO DA
Anna Donegà
Responsabile comunicazione Centro Servizio Volontariato provinciale di Padova
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