Che fine fa la mia Onlus?

lunedì, 15 Giugno 2020

L'entrata in vigore del RUNTS segnerà la fine delle Onlus; le organizzazioni coinvolte per vedersi confermare alcuni benefici dovranno diventare enti del Terzo settore potendo scegliere tra diverse opzioni come l'Organizzazione di Volontariato, l'Associazione di Promozione Sociale, l'Ente Filantropico, l'Impresa Sociale o l'ETS tout court.

Questa non è “una” domanda ma “la” domanda che gli oltre 23mila enti iscritti all’Anagrafe delle onlus si stanno facendo da alcuni anni.

Mettiamo sul tavolo alcuni dati di fatto.

Il primo è che ad un certo punto la normativa Onlus non esisterà più. La data sarà il 31 dicembre dell’anno precedente all’avvio completo della riforma. Come noto, perché la riforma sia “completa” deve essere operativo il RUNTS e il Governo deve aver ottenuto il via libera della Commissione europea in merito alla correttezza di alcune norme fiscali del Codice. Se queste due condizioni si verificano entro la fine del 2020 (ipotesi che più passa il tempo e meno probabile si verifichi), l’ultimo giorno della normativa onlus sarà il 31 dicembre di quest’anno, altrimenti si dovrà aspettare il giorno di San Silvestro del 2021.

Il secondo dato di fatto è che non ci sarà alcun riversamento automatico delle Onlus nel RUNTS – nel momento in cui questo sarà operativo – in quanto, mentre per le ODV e le APS esistono le corrispondenti sezioni del RUNTS che raggruppano le une e le altre, per le ONLUS la decisione deve essere dell’ente stesso che potrà valutare autonomamente in quale sezioni iscriversi non potendo l’autorità – in questo caso l’Agenzia delle Entrate – sostituirsi alla Onlus.

Da ciò ne consegue il fatto che è arrivato il momento di chiedersi con quale qualifica entrare nel RUNTS. Il “se” entrarci non dovrebbe essere neppure in discussione in quanto se intendesse non aderire alla normativa sul Terzo settore la Onlus dovrebbe erogare ad altra Onlus la parte del suo patrimonio maturata nel corso della sua permanenza nell’Anagrafe.

Le possibilità per diventare ETS sono quattro.

Prima possibilità: si diventa una ODV. Ciò vuol dire che si accettano alcune restrizioni di questa tipologia di ente (tra le quali: gratuità assoluta di chi ricopre cariche sociali, prevalenza attività di volontariato) e ci si aspetta di poter ottenere alcuni benefici (ad esempio la possibilità di fare convenzioni al costo senza limiti d’importo, far ottenere un maggior risparmio ai donatori, utilizzare un regime forfettario delle imposte su attività commerciali molto promettente).

Seconda strada: si sceglie la direzione di APS. Tra gli obblighi o restrizioni c’è di nuovo la prevalenza dell’attività di volontariato mentre tra i benefici ci sono sia la possibilità di fare convenzioni che l’utilizzo del regime forfettario molto conveniente per le attività commerciali oltre al fatto che i corrispettivi versati dai soci non hanno carattere di commercialità. Sia per le ODV che per le APS è condizione fondamentale avere il vestito civilistico di associazione e non di fondazione.

La terza strada consiste nell’iscriversi nella sezione degli ETS generici. Sempre in termini generali, l’aspetto positivo è che qui non rilevano le questioni sulla prevalenza del lavoro volontario, mentre tra le maggiori difficoltà ricordiamo che per accordarsi con la pubblica amministrazione si dovranno seguire le regole proprie del Codice degli appalti e che il regime forfettario di calcolo dell’IRES è meno vantaggioso rispetto a quelli della ODV e della APS.

Ci si presenta anche una quarta strada che è quella dell’ente filantropico. E’ un profilo nuovo che non apporta particolari benefici aggiuntivi rispetto agli ETS generici ma che richiede una attenta valutazione sulle tipologie di entrate che si intendono ricevere.

La quinta ed ultima strada richiede una visione chiarissima del futuro sviluppo delle attività dell’ente. C’è la possibilità che l’ente, anche senza modificare il suo profilo civilistico (ad esempio siamo associazione e rimaniamo tale), possa valutare di diventare Impresa sociale. La condizione è che operi prevalentemente con lavoratori e che soprattutto abbia ricavi da attività di interesse generali molto consistenti. Si parla qui di “ricavi”; ciò significa che l’ente diventa ente commerciale perché ha una prevalenza di attività commerciali e che questa prevalenza deve essere davvero marcata oltre che qualificata in quanto, al di là di altri ricavi, la o le attività di interesse generale (leggermente diverse rispetto a quelle degli altri ETS) devono produrre ricavi in una percentuale considerevole (il 70%) sul totale dei ricavi.

Arrivare alla decisione se essere

  • ODV;
  • APS;
  • altro ETS;
  • ente filantropico;
  • Impresa sociale.

richiede pertanto una consapevolezza dei pro e dei contro delle diverse tipologie di enti. Ciò che deve condurre chi decide sul futuro dell’ente è la previsione del “modello di business” o se volete di sostenibilità economica che applicherà da oggi in avanti. La domanda principale è: le attività che realizziamo generano ricavi oppure stanno in piedi grazie soprattutto alle donazioni? Poi seguono altre domande: l’attività di volontariato è davvero fondamentale per l’ente? L’eventuale remunerazione degli organi sociali è qualcosa di cui possiamo fare a meno? E ancora: quanto faccio affidamento sulla mano pubblica e in quali termini? E poi: i soci sono e saranno abituati ad acquistare beni e servizi dalla nostra associazione?

Da queste prime indicazioni si comprende che la decisione di “cosa fare da grandi” richiede consapevolezza, metodo e condivisione.

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