Per un futuro desiderabile. Una società della cura.

lunedì, 14 Dicembre 2020
Catterina Seia
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Catterina Seia

C'è una differenza sostanziale tra la filantropia emergenziale e la filantropia strategica. Con l'avvento del Covid-19 è ancora più chiaro, a tutti, che il nostro sistema paese ha bisogno di un serio programma di aiuti prima che l’emergenza si verifichi, per rafforzare la resilienza alla vulnerabilità, agendo sulle cause generatrici della probabilità di cadere nella fragilità e di conseguenza lavorando sui contesti che producono diseguaglianze. Una riflessione di Catterina Seia.

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Fitte tenebre si sono addensate. La pandemia ha suonato la campana ed è arrivato l’improbabile a sollevare il lembo del grande velo. In balia della tempesta perfetta ci siamo tutti. Ognuno di noi sta facendo esperienza diretta di inedite vulnerabilità. Persone, organizzazioni, sistemi sociali.

Se non ha cambiato tutto, Covid 19 ha cambiato moltissimo. Come un evidenziatore fluorescente, ha separato l’essenziale dagli ornamenti, ha messo in discussione pilastri portanti.  Vengono in superficie nodi irrisolti.

E’ uno svelamento, una rivelazione e finalmente avanza la consapevolezza che il destino del Paese ci accomuna.

Ma com’è potuto succedere tutto questo nel divenire della storia? Piero Bassetti afferma che come Alice abbiamo spiccato il balzo oltre lo specchio, per approdare nel paese delle meraviglie, dotandoci di una potenza che non conosciamo fino in fondo. E il vecchio equilibrio si è rotto.

La situazione che stiamo vivendo non arriva dal nulla. Arriva dall’incuria, dall’assenza di governo responsabile dell’innovazione. Covid 19 non è un evento isolato, ma con una letale concatenazione causa-effetto è lo specchio di ciò che abbiamo creato, sfrutta canali che noi stessi abbiamo aperto con comportamenti diffusi a livello globale. È il collasso di un ordine.

Covid ci ha ricordato che la vita è un atto di Cura. La Cura è il tema, totale. La Cura si associa al diritto alla Salute, all’aspirazione a vivere in modo più compatibile con la vita stessa, per tutti. È una responsabilità di futuro, al quale occorre pensare con rispetto. È non è responsabilità della sola Sanità. La Salute è responsabilità di ogni politica. E di ogni nostro atto.

Oggi possiamo constatare cosa succede quando la Cura non riceve adeguata attenzione. La Cura è tensione verso l’altro. Covid ci pone una prospettiva completamente diversa nelle relazioni. E non solo in termini biologici. In termini bio-psico-sociali. Dovremo rispondere agli effetti post traumatici della pandemia, ricostruire la “sapienza del con-vivere”, nuove grammatica della relazione, fisica e digitale per un ripensamento dello stare insieme.

Ci è chiaro oggi che questa complessità non può essere affrontata in modo riduzionistico.

Possiamo uscire fuori dal lungo inverno – da una incertezza della quale non conosciamo la durata – solo se uniamo le forze, ripensando, riprogettando insieme la società, nel suo insieme, non solo i singoli settori.

E lo dobbiamo fare con azioni sistematiche e sistemiche.

C’è tanto dolore intorno a noi. Ma nel contempo nel pieno di questa crisi che apre orizzonti di spaesamento e di ripensamento, si spezzano resistenze al cambiamento. È bandita l’autoreferenzialità. Sono accelerati processi trasformativi. Sentiamo la rivoluzione digitale sulla nostra pelle.

E contro la dittatura dell’infinitamente piccolo, l’infinitamente grande, l’Umanità, si presenta solidale.

Lo abbiamo visto con lo straordinario lavoro di raccolta di informazioni che Italia non profit, con Assifero e altri partner restituisce nel portale Filantropia a sistema. Quasi mille interventi che sfiorano gli 800 milioni di euro, sono diventati disponibili con inedite modalità nel cuore della turbolenza grazie a fondazioni, enti filantropici e aziende. Straordinario.

Ma siamo sfidati dalla svolta di un’epoca. Lo sforzo collettivo 2020 che dobbiamo interpretare per rinascere, non è sufficiente. Ora dobbiamo guardare negli occhi, con lenti nuove, la portata delle sfide, molte delle quali alimentate da lacerazioni la cui gravità non ancora valutabile.

È chiaro come le diseguaglianze siano aumentate rapidamente e in modo evidente. Una faglia che si è spalancata e che inginocchia i più deboli. L’ultima edizione 2020 dell’Atlante dell’infanzia di Save the Children fa rabbrividire. Non si può che ripartire da questo punto.

Come ci indica l’economista civile Stefano Zamagni, dobbiamo parlare di diseguaglianze strutturali, anche se tendiamo a pensare in termini contingenti. Diseguaglianze che nascono dal design delle istituzioni.

Da un suo suggerimento su Vita ho letto il recentissimo libro del Presidente della Fondazione Ford, Darren Walker, con un titolo emblematico “Dalla generosità alla giustizia” che stimola una riflessione sulla sostanziale differenza tra la filantropia emergenziale e la filantropia strategica.

La filantropia emergenziale è post factum, affronta nuovi urgenti bisogni trovando risorse e mezzi per intervenire. La filantropia strategica, con la sua libertà di azione, interviene ex ante, prima che l’emergenza si verifichi e rafforza la resilienza alla vulnerabilità, ovvero agisce sulle cause generatrici della probabilità di cadere nella fragilità e di conseguenza lavora sui contesti che producono diseguaglianze. La filantropia strategica è una risorsa centrale.

Contribuisce a ridisegnare le regole del gioco, in alleanza con le comunità, con il civile, per quel terzo pilastro, su cui possiamo e dobbiamo edificare la nuova casa comune, come afferma Zamagni.

Vedo questa piattaforma fortemente voluta da Italia non profit e Assifero (realtà di riferimento del nostro Paese, voce connessa internazionalmente), porosa per nuove alleanze, come un grande laboratorio sociale, per poter riflettere dal dentro della crisi, per poter cambiare le cose.

Dagli esordi ho il privilegio di seguire da mentor Italia non profit, la società benefit nata dalla competenza di giovani visionarie. Oggi è una piattaforma per oltre 40mila enti del Terzo Settore del nostro Paese.  Raccoglie dati, crea legami e partnership per informare, stimolare il dibattito sulle questioni cruciali delle trasformazioni sociali, dà visibilità all’esercito del bene e della coscienza civile ed elementi per i decisori.

Oggi i numeri sono immensi e profondamente interconnessi, non possono più essere contati, l’approccio estrattivo è superato. L’intelligenza artificiale può portarci a rappresentazioni etnografiche che porta a leggere l’esistente per acquisire nuove sensibilità ed immaginare il futuro. E al tavolo ritengo debba esserci l’Arte, con i suoi messaggi talvolta radicali. Vale la pena fare appello alla sua capacità di stimolare immaginazione sociale, dare forma a visioni, creare qualcosa che prima non c’era.

La piattaforma che oggi si presenta, è per me un hub culturale, dinamico. La trasformazione corale passa dalla produzione di nuovo pensiero per dare forma al mondo, ai sistemi, al futuro desiderabile, passa dai comportamenti agiti da ogni persona, da ogni attore sociale. Ricordando che ogni atto è politico, nell’accezione della polis. E che ha bisogno di molta cura in un quadro di giustizia per non disperdere capitale sociale.  Ha bisogno di ognuno di noi.

Per un mondo nuovo. Più equo. Per una economia della cura, per una società della cura.

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Catterina Seia
Presidente CCW-Cultural Welfare Center
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