Riforma in Movimento: intervista a Don Francesco Soddu

Don Francesco Soddu
INTERVISTA A
Don Francesco Soddu
Direttore di Caritas Italiana

All’interno del progetto di ricerca Riforma in Movimento si vuole creare un dialogo con le istituzioni, per accompagnare la Riforma del Terzo Settore in una crescita il più possibile positiva e in linea alle necessità del Settore. In questa intervista Don Francesco Soddu, Direttore di Caritas Italiana, condivide una sua valutazione riguardo alla Riforma del Terzo Settore.

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Qual è, a suo avviso, l’elemento più innovativo/promettente della nuova legislazione del Terzo Settore (Codice del Terzo Settore, Impresa Sociale, 5×1000, Servizio Civile Universale)?

In premessa precisiamo che Caritas Italiana è un organismo pastorale che ha tra i suoi compiti, quello di esprimere, attraverso l’attivazione delle comunità locali, l’impegno sociale e solidale della Chiesa italiana nei confronti delle persone in condizioni di disagio. Negli anni, il circuito delle Caritas diocesane presenti sui territori (attualmente 218 in tutta Italia) ha visto nascere e ha assistito al progressivo diffondersi di una pluralità di realtà organizzative economiche e sociali di matrice ecclesiale (cooperative, imprese sociali, organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, ecc.), che svolgono attività di utilità sociale e benessere collettivo sui territori. Tutto questo accanto alle più tradizionali (e non codificate giuridicamente) forme di mobilitazione spontanea e impegno messe in atto dalle diverse articolazioni diocesane (gruppi parrocchiali o diocesani e afferenti alle vicarie, ecc.).

Si tratta di un universo molto composito al proprio interno che vede la compresenza, dunque, di modalità di intervento con diversi livelli di formalizzazione e strutturazione organizzativo-giuridica, e tuttavia tutte accomunate da alcuni requisiti imprescindibili sotto il profilo delle attività realizzate: il primato della prossimità relazionale nell’aiuto alle persone, la capillarità e continuità di presenza accanto a chi vive situazioni di difficoltà, il coinvolgimento e la partecipazione nella costruzione delle soluzioni, lo sviluppo delle capacità delle persone. In questa cornice, è evidente come la Riforma investa una porzione del nostro mondo, quella che ha assunto configurazioni più definite dal punto di vista formale. 

La valutazione che esprimiamo sulla Riforma è che, a nostro avviso, il processo avviato con essa rappresenti sicuramente una preziosa occasione per mettere ordine in una materia complessa che richiedeva ormai da tempo una sistematizzazione accurata e chiarificatrice. Tuttavia la lunghezza dell’iter necessario per rendere la Riforma operativa, pur comprensibile per via della molteplicità e complessità di questioni toccate (norme in ambito fiscale e civilistico) e di passaggi applicativi richiesti (decreti e atti attuativi), non sta giovando al percorso generale, allontanando la prospettiva di una ricomposizione risolutiva. Con il risultato di stratificare ulteriormente le questioni da affrontare, soprattutto in un momento critico come quello che si sta vivendo a causa della crisi generata dalla pandemia: si pensi adesso, per esempio, all’accavallamento tra gli adempimenti in sospeso della Riforma e la declinazione operativa del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. La conclusione di questo processo di riforma avviato ormai quasi cinque anni fa è ancora più urgente oggi per non rallentare ulteriormente le azioni di intervento locale che coinvolgeranno gli Enti di Terzo Settore nei prossimi mesi e per favorirne un coinvolgimento proprio ed adeguato.

 

Qual è, a suo avviso, l’elemento che più la preoccupa riguardo la nuova legislazione sul/riforma del Terzo Settore?

Fra gli aspetti critici che riscontriamo, oltre all’effetto di cumulo di questioni in sospeso di cui si diceva prima, rileviamo alcuni rischi che sono in parte speculari alla logica della regolamentazione che anima la Riforma. Infatti, da una parte, l’eccessivo disciplinamento di attività che si basano sul coinvolgimento a titolo volontario di persone animate da una forte spinta valoriale rischia di alimentare una deriva burocratica che isterilisce la componente motivazionale e può scoraggiare la pratica associativa, soprattutto se richiede competenze tecniche per poter dare seguito ad esso. Occorrerebbe, quindi, modulare le prescrizioni normative e renderle vincolanti solo nei casi di produzione di valore economico (imprese sociali e cooperative) o legandole ai volumi dell’attività prodotte e limitandole, invece, nei casi di organizzazioni che agiscono su scala ridotta. Inoltre, sempre legato alla irreggimentazione, vi è il rischio, per le organizzazioni di matrice ecclesiale, di perdere la propria specificità e identità in riferimento alle finalità del servizio offerto, che invece di essere improntato al primato della relazionalità e della qualità, verrebbe sottoposto al vincolo di stampo economicistico basato su un’offerta conveniente e bassi costi. 

Un altro rischio è legato alla scelta che le organizzazioni dovranno operare in merito al loro status e ai dilemmi che questo porrà in fase di regolazione: come conciliare infatti la doppia anima di  erogatori di servizi e il riconoscimento della natura sociale di queste attività? 

Infine, rileviamo che la codifica normativa, pur portando vantaggi in termini di definizione del perimetro complessivo  e scioglimento delle ambiguità sul Terzo Settore, possa tradursi in una perdita di libertà per le organizzazioni che sono emanazione della Chiesa locale e che svolgono in maniera flessibile e plastica attività di promozione della partecipazione e del coinvolgimento delle persone in azioni solidali di impegno a favore della comunità. Spingere troppo sull’acceleratore dei vincoli normativi potrebbe andare a detrimento della libertà di partecipazione dei cittadini alla cura del bene comune.  Non dobbiamo elencare i danni che questo provocherebbe ai nostri contesti sociali, non solo nel tempo presente ma anche per il futuro, compromettendo la costruzione di un avvenire di speranza, fiducia e collaborazione reciproca, che è quello di cui più abbiamo bisogno in questa fase.

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