Ciresa, Responsabile Innovazione e Sviluppo di ANT sul 5×1000

Silvia Ciresa
INTERVISTA A
Silvia Ciresa
Da 17 anni si occupa di raccolta fondi e da 15 lavora in Fondazione ANT, dove ricopre il ruolo di Responsabile Innovazione e Sviluppo.

Creare una campagna 5x1000 integrata, multi-canale e di grande impatto, è una necessità sempre più diffusa per le organizzazioni non profit. Per farlo è indispensabile possedere più dati possibili sui propri sottoscrittori - qualitativi e quantitativi. Quest’anno, con l’emergenza economica legata alla pandemia, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato i dati del 5x1000 delle annualità 2018 e 2019, riducendo così per la prima volta il lasso di tempo che dovrà intercorrere tra numeri e strategia.

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In questi mesi il 5×1000 è diventato un tema molto caldo per il Terzo Settore coinvolto.
I motivi sono diversi.
Sicuramente questo è periodo di dichiarazione dei redditi, quindi l’attenzione è massima. A ciò si aggiunga che l’Agenzia delle Entrate ha per la prima volta pubblicato, nel giro di pochi mesi, i risultati di due annualità, il 2018 e il 2019, e previsto – incrociamo le dita – la liquidazione delle somme di entrambi gli anni entro la fine del 2020. Infine, come preannunciato nell’ultimo DPCM firmato da Conte, i beneficiari del 5×1000 sono destinati ad aumentare, rendendo lo scenario ancora più complesso e competitivo.

Come emergere quindi?
È questa la grande scommessa che dura da 15 anni, almeno per me.
Per emergere e incrementare le firme a favore della propria organizzazione e realizzare una campagna 5×1000 di grande impatto, integrata e multi-canale, è chiaro che si debba partire dalla conoscenza dei propri sottoscrittori, per i quali dovremmo avere più informazioni e in tempi più celeri, solitamente i tempi di attesa sono di due anni e gli unici dati forniti sono relativi al numero di sottoscrittori e al totale devoluto!

All’uscita dei risultati, ogni anno, iniziano le riflessioni sulle azioni più riuscite e su quelle che non hanno funzionato. Inizia l’etica del lavoro con le autocritiche. Con la duplice uscita dei risultati, quest’anno (ci voleva il COVID?) il lasso temporale fra la strategia e i numeri è, finalmente, più riconducibile e rappresenta una grande opportunità.

Lo studio dei beneficiari si è arricchito negli anni grazie ad alcune ricerche sul tema, come quelle citate nel contributo di Giulia Frangione e Samanta Bernardini (Ricerca ISFOL del 2011 e quelle annuali di Banca Etica) e nella ricerca di Nicola Bedogni, Presidente di Assif che in pieno lockdown ha condiviso riflessioni in relazione ai dati dal 2006 al 2018 (disponibili sul sito dell’associazione come quaderno per i soci).

Il tema centrale è la mancanza di una relazione diretta con il proprio sottoscrittore/donatore perché i dati sono tantissimi e difficilmente elaborabili.

Dopo numerosi appelli, l’Agenzia delle Entrate sembra dimostrare maggiore collaborazione almeno sul fronte della distribuzione geografica dei contribuenti.

Consiglio per questo a tutti i colleghi di instaurare una relazione di collaborazione con l’Agenzia delle Entrate facendo riferimento alla sede legale della propria organizzazione. Contattate la sede di riferimento per capire come poter avere le informazioni sui contribuenti perché in assenza di dati o con dati complessi da elaborare sapere da dove provengono le firme è di grande utilità per la strategia futura di ciascuna organizzazione.

In conclusione
Nel nostro lavoro quotidiano i tempi per l’analisi e la riflessione sono limitati ma è fondamentale inserire anche il 5×1000 nella dimensione d’insieme del ciclo del fundraising della propria organizzazione.
Il 5×1000 è uno strumento che distribuisce 500 milioni di euro l’anno, parliamo quindi di oltre il 10% della raccolta annuale complessiva del Terzo Settore. Una opportunità da non sottovalutare e da non perdere.

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