Riforma in Movimento: intervista a Giulia Frangione

lunedì, 15 Marzo 2021

All’interno del progetto di ricerca Riforma in Movimento si vuole andare a creare un dialogo con le istituzioni per accompagnare la Riforma del Terzo Settore nella sua crescita il più possibile positiva e adeguata. La Dott.ssa Giulia Frangione, CEO di Italia non profit, condivide alcune riflessioni sul futuro della Riforma.

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Qual è, a suo avviso, l’elemento più innovativo/promettente della nuova legislazione sul Terzo Settore (Codice del Terzo Settore, Impresa Sociale, 5×1000, Servizio Civile Universale)?

L’elemento più innovativo della Riforma è stato quello di riunire in un unico corpus le disposizioni riguardanti le organizzazioni non profit. Il fine di semplificare parte infatti dal dare alle organizzazioni un unico luogo dove andare a cercare la regola e l’adempimento. Si inserisce in questo filone anche l’istituzione del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore presso il quale tanto i cittadini quanto le amministrazioni pubbliche e gli altri attori della società potranno trovare molte delle informazioni utili per conoscere le organizzazioni e le loro attività. Altrettanto significativa è la volontà di affrontare contemporaneamente i 4 macro argomenti citati nella domanda; in particolare, pare essere finalmente uscita dalle secche della normativa precedente l’Impresa Sociale, che oggi dispone, al netto dell’esame prossimo da parte della Commissione Europea, di un quadro giuridico e fiscale che potrà favorirne davvero la crescita nei prossimi anni.

 

Qual è l’elemento che più la preoccupa riguardo la nuova legislazione sul/riforma del Terzo Settore?

In premessa direi che l’elemento più preoccupante della Riforma è il ritardo con il quale la Riforma stessa prende avvio. Infatti a fronte di molte disposizioni, opportunità, obblighi e adempimenti presenti nella Riforma abbiamo la mancanza dell’esperienza. Pertanto non sappiamo cosa non funzionerà in futuro, ma sappiamo cosa finora non ha funzionato: il fatto di veder susseguirsi i vari decreti e le disposizioni in modo disorganico. Comunque l’elemento che preoccupa maggiormente è il cosiddetto salary cap che livella verso il basso la possibilità di remunerare i dipendenti delle organizzazioni, incluse le imprese sociali. È già stato detto che questo tipo di disposizione ostacolerà il recruiting delle migliori risorse del paese che intendono mettere al servizio delle cause sociali il proprio sapere. Possiamo qui parlare di un caso di miopia che sembra ignorare il fatto che il Terzo Settore è stato il comparto che negli ultimi due decenni ha aumentato maggiormente il numero di lavoratori dipendenti, e lo ha fatto senza incentivi economici sul costo del lavoro.

 

Sostenibilità, trasparenza e democraticità sono gli assi principali su cui si è mossa la Riforma, crede che siano stati ben strutturati e articolati all’interno di essa? Tra questi, quali pensa debba essere maggiormente promosso tra gli enti del Terzo Settore?

La Riforma investe molto soprattutto sulla questione della trasparenza. È un investimento a medio lungo periodo che porterà i suoi frutti prima di tutto nella cultura degli amministratori e dei board e consentirà come esternalità positiva un approccio più razionale nella scelta delle organizzazioni da finanziare. Per evitare che il termine trasparenza rimanga un termine astratto sarà opportuno che, al di là degli adempimenti, si sottolinei l’importanza della chiarezza e comunicabilità dei dati esposti, caratteristiche senza le quali il pubblico e la filantropia non riuscirebbero ad ottenere un quadro chiaro della situazione.

 

Qual è stato il ruolo della sua rete/ente nell’informare e comunicare agli associati le principali novità, opportunità ed adempimenti della riforma del Terzo settore?

Non rappresento una rete ma Italia non profit, la piattaforma dedicata al Terzo Settore e ai cittadini, abitata e vissuta dalla più grande community di operatori del Settore in Italia. Come piattaforma, e insieme a numerosi partner, abbiamo investito molto per rendere accessibile l’informazione sulla Riforma. In momenti non sospetti, all’inizio del 2017, senza alcun finanziamento di tipo pubblico, abbiamo realizzato un progetto digitale a scopo formativo e informativo, Guida alla Riforma, per orientare gli operatori verso le novità introdotte dal nuovo corpus normativo, tuttora aggiornato e ricco spiegazioni, glossari, contributi e commenti, e volto a diffondere il sapere sul tema. Da quel momento, complice il nostro ruolo di piattaforma, ci occupiamo di fornire contenuti utili e strumenti digitali (paper, guide e modelli facsimile per adempiere a quanto previsto dalla legge ad esempio) e risposte a nuovi bisogni informativi che sono emersi anche con i primi e ultimi decreti attuativi.  In attesa del RUNTS e ormai da 4 anni, italianonprofit.it offre un database di tutti gli enti italiani iscritti e che hanno risposto ad un assessment pubblico e fatto una scelta di trasparenza e accountability, condividendo informazioni con i donatori, aziende e filantropi, con i quali aiutiamo ad entrare in contatto. 

 

Quanto è stato impegnativo seguire l’evoluzione della Riforma del Terzo Settore?

Sicuramente seguire l’evoluzione della Riforma è stato impegnativo. In generale è stato sfidante sia per la mole di argomenti trattati dalla Riforma, che come ricordavo prima si impone di affrontare contemporaneamente molte questioni irrisolte del Terzo Settore italiano, sia per la lunghezza dell’iter e la frammentarietà della disponibilità di informazioni. Come Italia non profit è stato bello e complicato seguire l’evoluzione della Riforma e lo è tutt’ora ma abbiamo la fortuna di farlo insieme agli enti non profit e come osservatori privilegiati, perché il nostro compito è proprio quello di immedesimarci nei loro grattacapi, mappare le loro necessità e offrire risposte ai loro bisogni (in)formativi mano a mano che l’iter avanzava.

Il CTS ha introdotto una nuova figura tra gli enti del Terzo settore: gli enti filantropici. Come valuta questa innovazione e ritiene che possa sostenere lo sviluppo in Italia di una moderna filantropia?

L’introduzione degli enti filantropici è di certo una delle maggiori innovazioni prodotte nel Codice del Terzo Settore. Finalmente si riconosce l’importanza del “donare organizzato”, della consapevolezza nell’atto di donazione ma segnalo che a favore di questo  tipo di enti non è stata pensata alcun tipo di agevolazione ulteriore rispetto a quelle riconosciute agli altri Enti del Terzo Settore. Sarebbe positivo introdurre nuove opportunità per consentire a questi nuovi attori di operare in maniera ancora più efficace a favore degli degli altri enti e del Settore in generale.

La ministra Catalfo ha recentemente annunciato la prossima approvazione del Regolamento delle “attività diverse”. Pensa che questa innovazione, contenuta nell’art. 6 del CTS, possa facilitare lo sviluppo di “attività diverse” nella sua organizzazione, come leva per finanziare le attività di interesse generale?

Le attività diverse potranno essere un fenomenale trampolino di lancio per le organizzazioni in quanto assolvono a due finalità. La prima, più evidente, è di finanziare con il risultato netto di dette attività le attività di interesse generale. La seconda finalità è più nascosta e sottende a mio avviso alla crescita di professionalità all’interno degli enti del Terzo Settore, crescita necessaria in quanto per entrare e sopravvivere in un mercato non più protetto come quello delle attività di interesse generale gli enti dovranno appunto conoscere le logiche e gli strumenti per approcciare il mercato. 

 

Reputa opportuni e necessari un monitoraggio e una valutazione continuativi dello stato di attuazione della riforma del terzo settore?

Assolutamente sì, è necessario accompagnare la Riforma nel suo sviluppo il più possibile positivo e funzionale al panorama del Terzo Settore italiano. Per questo Italia non profit si è impegnata, insieme a Terzjus, in un disegno di ricerca inclusivo, che prevede un luogo di dialogo sulla Riforma in cui tutti gli interessati hanno modo di partecipare, di condividere la propria conoscenza, i propri dubbi e i propri auspici per il futuro. Solamente coinvolgendo la totalità delle realtà del Terzo Settore è possibile valutare gli effetti della Riforma del Terzo Settore. 

 

Conosce Terzjus? Come ha avuto modo di conoscere la sua attività? 

Italia non profit è tra i soci fondatori dell’associazione Terzjus. Per noi far parte dell’Osservatorio di diritto del Terzo Settore, della filantropia e dell’impresa sociale significa ribadire e significare l’impegno per la crescita del Settore oltre che per la nostra community. Se il terzo Settore si sviluppa, si rinnova nei processi, e accoglie le sfide dei contesti sempre più incerti e in veloce cambiamento, allora il tessuto sociale e il sistema paese ne traggono forza e beneficio. Il ruolo che “enti intermedi” come Terzjus possono svolgere è importante per portare riflessioni e visione di lungo periodo sui temi che stanno a cuore agli enti e agli operatori oltre che portare dibattito e cultura per tutti, ancora di più in momenti di crisi come quello attuale.

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