Riforma in Movimento: intervista a Luca Degani

mercoledì, 3 Marzo 2021
Luca Degani
INTERVISTA A
Luca Degani
Presidente di Uneba Lombardia e consigliere di Uneba Nazionale

All’interno del progetto di ricerca Riforma in Movimento si vuole andare a creare un dialogo con le istituzioni per accompagnare la Riforma del Terzo Settore nella sua crescita il più possibile positiva e adeguata. Il Dott. Luca Degani, presidente di Uneba Lombardia e consigliere di Uneba Nazionale, condivide con noi l’esperienza della sua associazione.

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Qual è, a suo avviso, l’elemento più innovativo/promettente della nuova legislazione sul Terzo Settore (Codice del Terzo Settore, Impresa Sociale, 5×1000, Servizio Civile Universale)? 

Probabilmente il tentativo di creare un corpus juris unitario per tutte le diverse realtà del Terzo Settore.

Qual è l’elemento che più la preoccupa riguardo la nuova legislazione sul/Riforma del Terzo Settore? 

L’aver accettato una lettura sistemica relativamente ai rapporti con l’Ordinamento europeo che si conforma ad una preminenza del bene giuridico tutela della concorrenza rispetto al bene giuridico promozione dei diritti sociali ed eguaglianza sostanziale. Inoltre credo vi sia sottesa una scelta legislativa che rischia di non valorizzare sufficientemente la dimensione laica della tutela degli “ultimi”, tipica di una grandissima parte della cultura dell’Europa occidentale. Cultura  che riconosceva nella “carità” un valore assoluto che poteva eterodeterminare il costrutto normativo tanto della legislazione fiscale che amministrativa. Diversamente questa norma privilegia, in un’ottica tipica del postmoderno, la dimensione della qualità della vita come strumento di coesione sociale. questo parificando nel concetto di “interesse generale” valori sociali diversi che hanno visto fino ad ora prevalere l’”utilità sociale” e la presa in carico degli svantaggiati.

Sostenibilità, trasparenza e democraticità sono gli assi principali su cui si è mossa la Riforma, crede che siano stati ben strutturati e articolati all’interno di essa? Tra questi, quali pensa debba essere maggiormente promosso tra gli enti del Terzo Settore? 

La sostenibilità non riesco a vederla pienamente come elemento di specifica normazione all’interno dell’impianto della riforma mentre certamente lo è la trasparenza. Sul tema trasparenza, la possibilità, se mai si renderà effettiva e definitiva la struttura del Registro unico, di non duplicare eccessivamente i diversi luoghi e momenti di informativa nei rapporti tra pubblica amministrazione ed enti del Terzo Settore credo sia assolutamente positiva. Parimenti credo sia opportuna la trasparenza nei confronti degli associati o comunque dei diversi  portatori di interessi che vengono in contatto con questo mondo. Diverso il tema della democraticità che, diversamente dalla trasparenza, non è necessariamente un valore assoluto in riferimento alla vita interna di una singola organizzazione. In termini più chiari si rischia di non riconoscere il libero valore, proprio di un ordinamento moderno e democratico nel suo insieme, che vi possano essere formazioni sociali che esauriscono il momento democratico all’interno di un insieme di valori ideologici o religiosi che non per questo, laddove accettino regole di trasparenza e chiarezza di intenti, non possano essere riconosciuti come attori positivi del sistema.

Qual è stato il ruolo della sua rete/ente nell’informare e comunicare agli associati le principali novità, opportunità ed adempimenti della Riforma del Terzo settore? 

Un ruolo continuo ed in parte anticipatorio. con momenti seminariali, formativi ed informativi.

Quanto è stato impegnativo seguire l’evoluzione della Riforma del Terzo Settore?

Non credo sia ancora possibile rispondere definitivamente. A dir tanto siamo a metà del percorso. Con ancora la probabile possibilità di alcune rivisitazioni di scelte, quali ad esempio quella sulla abrogazione del genere onlus, che lasciano il dubbio di un eccesso di delega tra la legge 106 ed i decreti attuativi.

 

L’avvio della Riforma è stata l’occasione per un ripensamento della missione oltre che di un adeguamento della struttura  giuridico e organizzativa della sua associazione? 

Evidentemente la tematica delle reti associative pone le organizzazioni di secondo livello dinnanzi a scelte obbligate. Tanto di adeguarvisi per garantirsi l’agibilità politica delle proprie forma di rappresentanza quanto di valutare il tema dell’autocontrollo delle proprie organizzazioni aderenti.

Il CTS ha introdotto una nuova figura tra gli enti del Terzo settore: gli enti filantropici. Come valuta questa innovazione e ritiene che possa sostenere lo sviluppo in Italia di una moderna filantropia? 

L’evidenza normativa del fatto che le fondazioni bancarie abbiano deciso di non voler rientrare nel novero degli ets lascia forti perplessità nel comprendere l’evoluzione degli enti filantropici. una disciplina normativa che ad oggi non ha forme di agevolazione dei redditi derivanti dai patrimoni (esempio tipico le locazioni immobiliari) ma che anzi a regime parrebbe peggiorare il regime vigente per talune realtà (dimezzamento dell’imponibile per tutte le categorie di redditi per una svariata tipologia di enti non commerciali già oggetto di temporanea abrogazione del governo Conte 1), impone di porre attenzione alla necessità di meglio normare e comprendere quale figura di Ente filantropico abbia in mente l’attuale versione del CTS.

Le nuove Linee guida per la raccolta fondi possono essere, secondo lei, uno strumento per diffondere e incrementare la ricerca di risorse donative per la sua associazione? 

La preoccupazione è che non diventino uno strumento per rendere imponibile il reddito derivante dalla raccolta fondi. con grande sofferenza per svariate organizzazioni.

Reputa opportuni e necessari un monitoraggio e una valutazione continuativi dello stato di attuazione della Riforma del Terzo Settore? 

Certamente.

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