Riforma in Movimento: intervista Gianpietro Briola

venerdì, 2 Aprile 2021

All’interno del progetto di ricerca Riforma in Movimento si vuole andare a creare un dialogo con le istituzioni per accompagnare la Riforma del Terzo Settore nella sua crescita il più possibile positiva e adeguata. Il Dott. Gianpietro Briola, Presidente di AVIS Nazionale, condivide con noi l’esperienza della sua associazione.

Qual è, a suo avviso, l’elemento più innovativo/promettente della nuova legislazione sul Terzo Settore (Codice del Terzo Settore, Impresa Sociale, 5×1000, Servizio Civile Universale)?

Ci sono diversi elementi degni di nota. Il Codice del Terzo settore, per esempio, introduce per la prima volta la figura delle reti associative, disciplinandone il ruolo di coordinamento, controllo e rappresentanza. Per una realtà come AVIS Nazionale, sede capofila di un’organizzazione che comprende oltre 3.300 sedi presenti su tutto il territorio nazionale, si tratta di un significativo riconoscimento dell’impegno, della tutela, della promozione e del supporto di tutto l’apparato associativo. A questo si collega l’importante ruolo del RUNTS, con cui finalmente viene a crearsi un’unica piattaforma informatica nazionale che prende il posto dei registri regionali del volontariato. Si tratta di un passaggio doveroso per favorire il percorso di uniformazione e armonizzazione dei modelli organizzativi e degli ordinamenti statutari. Spostando l’attenzione sul Servizio Civile Universale, costituisce una grandissima opportunità per un’Associazione come AVIS che da anni accoglie al suo interno giovani desiderosi di mettere a disposizione il proprio tempo e di accrescere le competenze al servizio della collettività. In questo modo potremo diffondere in modo ancora più capillare tra le nuove generazioni i valori della cittadinanza attiva e della solidarietà, permettendo a un numero sempre maggiore di ragazze e ragazzi di impegnarsi in attività di volontariato. 

Qual è l’elemento che più la preoccupa riguardo la nuova legislazione sul/Riforma del Terzo Settore? 

La Riforma richiede alle associazioni standard organizzativi nettamente superiori rispetto al passato e questo impone un bagaglio di conoscenze e competenze molto specifico. Inoltre rende complesso, soprattutto per le piccole realtà, fronteggiare i numerosi adempimenti richiesti. A tale proposito mi auguro che tali procedure, oltre a dare a tutto il sistema un assetto più preciso e definito, rappresentino un incentivo e non un ostacolo alla nascita spontanea di nuove realtà. Tutto ciò deve inevitabilmente tradursi nella promozione di corsi di formazione e aggiornamento costante, nonché momenti di affiancamento rivolti non solo a chi già si trova a dirigere gli enti del Terzo Settore, ma anche a quei cittadini che, volontariamente e senza scopo di lucro, decidano di riunirsi e dar vita a nuove organizzazioni. In questo percorso auspico che il ruolo delle istituzioni nazionali, delle amministrazioni locali e dei CSV sia determinante, affinché possano fornire tutto il supporto e la consulenza necessari allo svolgimento delle attività di fondazione e gestione di un ETS.

 


Sostenibilità, trasparenza e democraticità sono gli assi principali su cui si è mossa la Riforma, crede che siano stati ben strutturati e articolati all’interno di essa? Tra questi, quali pensa debba essere maggiormente promosso tra gli enti del Terzo Settore?

Sono concetti molto importanti e connessi tra di loro. Credo che, oggi più che mai, sia compito delle associazioni di volontariato saper progettare le proprie azioni avendo consapevolezza delle ricadute che esse avranno sulla società e sull’ambiente. A questo tema si collega quello della mission allargata, cioè della nostra capacità di porci in modo attivo e propositivo nei confronti dei bisogni delle comunità, facendoci promotori di iniziative che vadano oltre gli obiettivi definiti in modo stringente all’interno dei nostri statuti. Oggi, più che mai, fare Volontariato significa intercettare queste necessità e saper formulare, anche in collaborazione con altri soggetti privati o pubblici, delle proposte d’intervento. A questo tema si collegano i concetti di democrazia, di dialogo, confronto interno e trasparenza: sono tutti elementi imprescindibili per ottenere la fiducia dei propri soci, degli stakeholder e di tutta la cittadinanza. 

Qual è stato il ruolo della sua rete/ente nell’informare e comunicare agli associati le principali novità, opportunità ed adempimenti della Riforma del Terzo settore? Quanto è stato impegnativo seguire l’evoluzione della Riforma del Terzo Settore?

Fin da subito abbiamo promosso momenti di confronto interno e, attraverso il supporto di consulenti esperti di Terzo settore, abbiamo cercato di affrontare il tema della Riforma in modo molto approfondito. Oltre ai dirigenti delle nostre oltre 3.400 sedi, abbiamo voluto coinvolgere anche tutto il personale dipendente di AVIS Nazionale, organizzando degli incontri formativi. La pandemia, purtroppo, ha reso necessario ripensare questo percorso di aggiornamento, ma grazie alle potenzialità offerte dalle piattaforme di videoconferenza abbiamo potuto proseguire le attività a distanza. Ultimo, in ordine cronologico, è stato un ciclo di webinar organizzato agli inizi del 2021 sui temi del RUNTS e degli schemi di bilancio.  

L’avvio della Riforma è stata l’occasione per un ripensamento della missione oltre che di un adeguamento della struttura  giuridico e organizzativa della sua associazione?

Assolutamente sì. Proprio su questo tema abbiamo recentemente promosso una Conferenza organizzativa, dal titolo “L’AVIS che vogliamo” che – partendo proprio dall’attuale contesto socio-economico, sanitario e legislativo – ha proposto un confronto interno su concetti rilevanti come l’identità associativa, la democrazia, la co-progettazione con altri attori della società civile, il dialogo intergenerazionale, le pari opportunità e la motivazione dei volontari. È nostra volontà proseguire questo confronto interno, a tutti i livelli, affinché si possa giungere a una riforma dello Statuto di AVIS Nazionale che tenga conto proprio delle mutate esigenze del Paese. 

Come valuta la definizione sul piano normativo della figura del “volontario”? Il nuovo status del volontario definito dal Codice può essere uno strumento utile a qualificare meglio l’opera dei volontari?

Assolutamente sì. Fin dalla sua fondazione, nel 1927, AVIS si è battuta per difendere il gesto altruistico dei volontari e dei donatori di sangue. Nel corso degli anni il sistema legislativo italiano ha più volte ribadito questi principi, attraverso leggi quadro del volontariato e del settore trasfusionale. Il Codice del Terzo settore rappresenta, quindi, un’ulteriore mezzo attraverso cui definire, valorizzare e tutelare le azioni di solidarietà, distinguendole nettamente dalle iniziative a scopo di lucro. Con particolare riferimento alla donazione, nel mondo esistono ancora Paesi in cui tale atto viene retribuito. Questo accade sia oltreoceano, negli Stati Uniti, ma anche all’interno dell’Unione Europea in nazioni come la Germania, l’Austria, la Repubblica Ceca e l’Ungheria. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità si è fatta portavoce di campagne volte a sottolineare l’importanza di promuovere il dono volontario, anonimo, non retribuito, periodico e responsabile.    

Le linee guida sul bilancio sociale sproneranno gli enti (anche quelli non obbligati) ad utilizzare il bilancio sociale come strumento di rendicontazione e di relazione con gli stakeholder? 

Il Bilancio sociale costituisce un’opportunità unica per rendicontare e analizzare, in maniera costante e dettagliata, l’assetto interno alle associazioni di volontariato, delineando non solo sui punti di forza, ma anche le criticità e le debolezze organizzative. È un documento fondamentale attraverso cui gli enti del Terzo Settore, ponendo l’accento sul valore della trasparenza, rafforzano il senso di appartenenza e accrescono la vicinanza con i propri soci e con gli stakeholder esterni. AVIS ha compreso l’importanza del Bilancio Sociale molto prima dell’entrata in vigore del Codice del Terzo Settore. La nostra prima edizione nazionale, infatti, risale al 2008 e a questa si aggiungono le numerose versioni realizzate dalle nostre sedi a livello locale. La cultura della rendicontazione, quindi, è già ampiamente diffusa all’interno della nostra Associazione e sono certo che la Riforma saprà incentivare ulteriormente questo approccio. 

Reputa opportuni e necessari un monitoraggio e una valutazione continuativi dello stato di attuazione della Riforma del Terzo Settore?

Credo che sia assolutamente importante proseguire il lavoro di monitoraggio e di ricognizione non solo dello stato di attuazione della Riforma, ma anche delle istanze di tutti gli ETS, in particolar modo di quelle organizzazioni più piccole che, per diversi motivi, necessitano di maggiore supporto. Come già detto, la Riforma richiede un alto grado di preparazione ed è importante poter intercettare eventuali bisogni o problemi che dovessero sorgere lungo il percorso. A tutto ciò si aggiunge il fondamentale contributo alle istituzioni pubbliche al fine di individuare, proprio come è riportato nella vostra presentazione, “nuovi strumenti normativi per superare le criticità esistenti, promuovendo l’analisi della legislazione vigente”. Il periodo pandemico, le disposizioni e gli atti legislativi che si sono susseguiti non sempre hanno tenuto conto del ruolo del Terzo settore e del volontariato né l’hanno valorizzato e adeguatamente supportato e riconosciuto. Auspichiamo in questo maggiore attenzione, con risorse adeguate per finanziare e implementare le attività svolte: sussidiarie e complementari al sistema sociale e comunitario.  

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