Organizzazioni e consulenti alla prova del RUNTS

L'arrivo del RUNTS fa sorgere delle domande a chi amministra un ente non profit. In questo frangente, quali domande deve porsi un board e quali risposte dovrebbe dare un consulente? Dalla serie "consigli non richiesti", ecco la versione di Morning has broken.

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L’ormai imminente arrivo del RUNTS farà comparire due nuovi attori: le domande degli amministratori e i consulenti che cercano di rispondere.
Capiamoci: non è che prima del RUNTS o del Codice del Terzo Settore gli amministratori e i consiglieri degli enti non si ponessero domande e non cercassero consulenti capaci di dare risposte, ma vuoi mettere in questo momento l’urgenza delle prime e l’improvvisa fioritura dei secondi?
Quindi, viva le domande e viva i consulenti.
Dalla mia esperienza, piccolo o grande che sia, posso suggerire tanto agli amministratori quanto ai consulenti alcuni punti di attenzione.
Amministratori, imparate a farvi le domande giuste. Non è banale, lo ammetto, ma veniamo al caso del momento. Nell’affaire RUNTS, si affastellano in voi una serie di quesiti del tipo: da quando posso iscrivermi realmente e quando risulterò iscritto? Quali dati devo comunicare all’ufficio RUNTS? Con quali mezzi e in quale formato? Chi devo coinvolgere nella mia organizzazione nel processo di iscrizione e – ancor prima – nella definizione dei compiti? Ma, in definitiva, mi conviene entrarci subito o meglio aspettare per vedere – alla Jannacci – l’effetto che fa sugli altri? Quali conseguenze positive e quali negative possono verificarsi nel caso mi iscrivessi? E se non mi iscrivo, cosa ci perdo e cosa ci guadagno?
Dato che siete brave e coscienziose persone iniziate a leggere online pezzi, post, lunghe o corte disamine di esperti, andate a convegni, partecipate a webinar e, se da un lato, alcune domande trovano risposta, altre rimangono nella nebulosa dell’indefinito.
Credo che, riguardo al RUNTS, la grossa nebulosa dell’indefinito sia rappresentata da uno degli ultimi quesiti, cioè se mi convenga iscrivermi, o, ancora, se mi convenga iscrivermi subito o aspettare.
L’indefinitezza del tema, anzi, della risposta è data dal fatto che ciò che leggete si basa o è rivolto ad un pubblico troppo ampio, nel senso che spesso si leggono post e documenti che non distinguono singoli casi, non fanno riferimento alla vostra situazione (simile a quella di molti ma non di tutti), ma rappresentano un universo troppo ampio. Quindi un primo suggerimento è quello di sapere che bisogna distinguere le casistiche. Una delle prime domande che mi viene fatta è: ma gli altri cosa fanno? E la mia risposta non può che essere un’ulteriore domanda: gli altri chi? È una domanda provocatoria, dato che se me la pone una ONLUS la risposta del mio interlocutore è “le altre ONLUS“. E io, che mi alimento di provocazioni, chiedo ulteriormente “ma tra le ONLUS a chi ti riferisci?”. Per farla breve, faccio presente che di tipologie di ONLUS ve ne sono diverse, e che in relazione all’entrata nel RUNTS possono esservi convenienze diverse a seconda delle attività che realizza la ONLUS. O, ancora meglio, la questione centrale è il modello di business, o, cerco di essere meno aulico, la struttura delle entrate della vostra organizzazione. In determinati casi conviene entrare il prima possibile, mentre in altri conviene aspettare e continuare ad informarsi sulla piega che prenderà la disciplina fiscale degli Enti del Terzo Settore.
Questo, a mio non modesto avviso, è ciò che dovete sentirvi dire dall’altra parte, cioè dai consulenti i quali non devono avere risposte preconfezionate che vanno bene per tutti, soprattutto su un tema (quello della convenienza dell’iscriversi al RUNTS) che richiede un’analisi “personalizzata”.
Ai consulenti di nuovo conio, suggerisco due cose: di studiare e di non pensare di presentarvi al mondo intero con slogan triti e ritriti. Molto di ciò che viene introdotto dal Codice è innovativo ma non potete continuare a dire in giro che ora il non profit si aziendalizza o che i volontari si professionalizzano. Sono slogan che sento ripetere da più di 20 anni da chi non conosce il significato dei termini e ha necessità di ridurre in una parola – spesso sbagliata – una realtà che cambia.
Ai consulenti di vecchio conio, suggerisco di non lamentarsi dell’arrivo di giovani ed inesperti leve.
Non mi stupisce né il lamento di professionisti che temono un aumento di concorrenza, né il fatto che in un momento epocale di cambiamento della normativa entrino nuovi soggetti nel mercato della consulenza.
“Ma non sanno quello che sappiamo noi, non hanno la nostra esperienza!”. E te ne lamenti? Avranno altre esperienze, porteranno altra conoscenza, si romperanno le ossa dove ce le siamo rotte noi.
Cari amici consulenti, ma non vi siete accorti che il mondo del non profit sta cambiando notevolmente anche grazie alle innovazioni legislative? Gli orizzonti si stanno ampliando e davanti a voi dovete avere solo un timore: quello di perdervi in un territorio che pensavate di conoscere come le vostre tasche e che ora invece si è ampliato a dismisura.

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