Dove eravamo rimasti?

A settembre assisteremo ad un colpo di reni sul tema della Riforma? Riusciranno i nostri eroi a far partire il RUNTS e a inviare la richiesta di autorizzazione alla Commissione Europea?

“Settembre andiamo. È tempo di migrare”.

Saccheggio D’Annunzio con l’auspicio che la migrazione più attesa dal non profit, quella dei registri di ODV e APS verso il RUNTS, divenga realtà. È un auspicio, null’altro. Infatti, le solite fonti ben informate raccontano – senza prendersi responsabilità, ed io con loro – che, tra fine settembre e inizio ottobre, il RUNTS dovrebbe davvero partire.

Ricorderete che quasi un anno fa (15 settembre ’20) fu firmato il DM sul funzionamento del RUNTS, decreto che per legge (art 53, CTS) sarebbe dovuto uscire a settembre 2018; in sostanza è arrivato con un timido ritardo di 2 anni! Ad un anno dal DM, e quindi a tre dal termine di legge, vorremmo sperare che il RUNTS prendesse il via, facendoci terminare questo periodo di limbo che potrebbe far apparire – dico, “potrebbe”, eh! – non più tanto credibili le istituzioni, le quali se ne stanno occupando con una calma che sarà anche la virtù dei forti ma che rischia di cadere nella “salma che è la virtù dei morti” (Bergonzoni dixit).

Non sarebbe male che il ministero (quello del lavoro) si esprimesse e annunciasse una road-map, dei termini temporali, delle scadenze così che potessimo programmare il nostro lavoro di enti e, più umilmente, di consulenti. Ma non c’è solo il limbo del RUNTS, c’è anche quello dell’autorizzazione della Commissione europea in merito ad alcune questioni fiscali molto rilevanti per gli ETS e per le Imprese sociali. Ora, voi sapete che la Commissione europea non sta dando risposta, ma non è per cattiveria, sciatteria o snobismo, ma è perché nessuno le ha ancora fatto la domanda, e tra persone educate le risposte si danno solo nel caso in cui qualcuno ponga i quesiti.

Questa del mancato invio della richiesta di approvazione alla Commissione europea è davvero diventata una farsa. Si è capito che tra istituzioni (ministeri) e organizzazioni anche di rappresentanza del non profit vi è qualcuno che si fa in quattro per trovare le risme, caricare i toner e comprare i francobolli, mentre qualcun altro rema contro staccando la spina alle stampanti e rubando le buste. Con quali motivazioni? Quali sono le ragioni per non porre neppure la domanda alla Commissione?

Non sarebbe male che qualcuno si esprimesse in pubblico. Registriamo che, a fine luglio in occasione del nuovo Consiglio del Terzo Settore, il Ministro Orlando prima si è auto-incensato (“Già nei primi mesi dell’azione dell’esecutivo, si sono potuti riscontrare tangibilmente i segni della rinnovata attenzione verso il Terzo Settore”) poi ha sentenziato “Prosegue l’azione del Ministero su due cardini della riforma: l’avvio del RUNTS, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, e la notifica alla Commissione UE delle disposizioni fiscali soggette a preventiva autorizzazione”. Dato che di dichiarazioni dei precedenti 3 o 4 ministri e vice-ministri siamo avidi collezionisti, solo il tempo ci dirà se anche queste sono promesse vane o solide certezze.

Ma per finire davvero in bellezza, vi ricordo che a fine luglio è arrivata una buona notizia, quella della pubblicazione del DM sulle attività diverse. Se volete saperne di più, se volete capire perché tra questo diffuso grigiore il DM sulle attività diverse rappresenti una lama di luce, non vi resta che seguire questo video nel quale – incalzato dalle domande di Mara Moioli – ho cercato di dare risposte utili, chiare e convincenti.

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