2 per mille alla cultura: quali sono le più grandi novità dalle liste dei beneficiari?

venerdì, 28 Maggio 2021
Marianna Martinoni
INTERVISTA A
Marianna Martinoni
Fundraiser e fondatrice di Terzofilo

Quest'anno, in seguito all'emergenza pandemia, è stato reintrodotto il 2 per mille in sostegno al settore cultura. Abbiamo intervistato Martinoni, fundraiser e fondatrice di Terzofilo, per chiederle quali novità e quali risorse possono aspettarsi le organizzazioni non profit da questa manovra.

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Sono uscite le liste dei beneficiari del 2 per mille alla cultura: quali sono le più grandi novità?

Ebbene sì! L’11 giugno è finalmente uscita la lista del 2 per mille alla cultura, ovvero la lista definitiva delle organizzazioni che hanno fatto richiesta di essere ammesse al 2 per mille per le Associazioni Culturali. Sono precisamente 3.060 le associazioni culturali ammesse al 2 per mille, su 3.119 che avevano fatto richiesta: escluse dalla lista tutte le organizzazioni culturali che hanno forme giuridiche diverse, come le fondazioni o le cooperative, e tutte quelle istituite da meno di 5 anni.

Grazie al cosiddetto «decreto di agosto» (dlg 104/2020 convertito in Legge 126 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 13 ottobre 2020, in vigore dal 14 ottobre), i contribuenti possono nuovamente devolvere il 2 per mille a favore di un’associazione culturale, così come era già accaduto, per un solo anno, nel 2016

La stessa possibilità era già stata offerta ai contribuenti nel 2016: in quell’anno, attraverso questo strumento che per la prima volte si affiancava ai preesistenti e ben più noti 8 per mille e 5 per mille – vennero distribuiti 11.469.955 € ai 1.130 enti culturali ammessi alla lista dei beneficiari. Un numero tutto sommato limitato se pensiamo che dai dati del Censimento permanente ISTAT sul non profit che abbiamo a disposizione la stima è di oltre 54 mila organizzazioni attive nel settore di attività “cultura, sport e ricreazione”. Sempre in quell’anno le preferenze, metà espresse e metà generiche, furono 870.949, prevalentemente concentrate nelle regioni Lombardia, Piemonte e Veneto dove presumibilmente le organizzazioni culturali seppero muoversi per prime per chiedere il sostegno dei contribuenti.

Un esperimento non riconfermato l’anno successivo, fino a quando l’emergenza sanitaria non ha messo in seria difficoltà il settore culturale e questa misura è stata reintrodotta come ulteriore possibilità di supporto.

 

In un momento così particolare, di distanza fisica e di distanza dai luoghi culturali, cosa significa questa misura? Che effetti ha sulle realtà che si occupano di cultura?

Il settore culturale è stato tra i più colpiti dalle prolungate chiusure causate dall’epidemia COVID-19: le restrizioni imposte dall’emergenza coronavirus hanno causato all’intero settore culturale perdite ingenti. Per questo l’annuncio a fine 2020 della reintroduzione dello strumento fiscale del 2 per mille alle associazioni culturali ha suscitato grandi speranze. Purtroppo però lo stanziamento deliberato in questa nuova edizione è passato dai 100 Milioni disponibili nel 2016 ai 12 Milioni previsti per il 2021 che dovranno essere suddivisi tra le 3.060 organizzazioni ammesse (un numero quasi triplicato rispetto al 2016!). A questo inoltre si aggiungono le difficoltà nuovamente incontrate dalle associazioni culturali in fase di lancio del 2 per mille che hanno saputo, con grave ritardo rispetto alle scadenze fiscali, dell’opportunità di iscriversi alla lista. La notizia è apparsa infatti senza troppo clamore sul sito del MIC solo venerdì 16 aprile alle ore 19:56 e le organizzazioni culturali hanno avuto di fatto solo una settimana di tempo, dal 19 al 26 aprile, per iscriversi nelle liste del Ministero. 

Una volta verificati i requisiti richiesti e previsti dall’art. 1, comma 1, del D.P.C.M. del 16 aprile 2021– ovvero essere associazione culturale, esistere da almeno 5 anni e avere la cultura nella propria missione – in fase di registrazione non poche organizzazioni hanno avuto problemi nel caricamento dei dati.

Dopo la pubblicazione di questo primo elenco, le organizzazioni culturali hanno avuto pochi giorni (la scadenza era il 21 maggio 2021) per confermare la correttezza dei dati comunicati al ministero. Oggi l’uscita di questo elenco definitivo degli ammessi e degli esclusi arriva in una data molto inoltrata rispetto al periodo di dichiarazione dei redditi: anche se è vero che le scadenze fiscali legate alla dichiarazione dei redditi quest’anno sono state tutte spostate verso l’autunno, come sappiamo per pianificare e strutturare campagne di sensibilizzazione ai per1000 in piena regola è necessario muoversi già nei primi mesi dell’anno.

 

Chiedere, per tante realtà culturali, non è sempre stato così facile: come il 2 per mille può essere uno strumento di coinvolgimento del proprio target? Come può far avvicinare al fundraising anche chi finora non lo aveva preso in considerazione come un’attività strutturata e da strutturare?

Le organizzazioni culturali italiane provano ancora un certo inspiegabile imbarazzo a chiedere sostegno e donazioni: strumenti come il 5 per mille, e ancora meglio il 2 per mille che non va in concorrenza con altre cause, possono decisamente essere utili per fare pratica e provare a testare in modo soft la disponibilità dei privati cittadini a supportare musei, teatri, organizzazioni operanti nel settore delle arti e della cultura.

Le organizzazioni culturali che sono certe di possedere i criteri per rientrare nella lista ufficiale, hanno ora l’urgenza di far sapere a più persone possibile che cosa è il 2 per mille alla cultura e come si può destinare in modo corretto, usando tutti i canali e i tanti strumenti di comunicazione on e off line che hanno a disposizione: pianificando insomma una vera e propria Campagna 2 per mille

La call to action da veicolare sarà, così come per il 5×1000, quella di destinare il 2 per mille mettendo la propria firma e il codice fiscale dell’ente culturale prescelto nell’apposito spazio (aggiunto da quest’anno in fondo alla lista dei “per mille” all’interno del modello per la dichiarazione dei redditi dopo il 2 per mille ai partiti politici). 

Oltre ad un appello chiaro sarà importante anche far capire cosa l’organizzazione culturale farà con il 2 per mille: conoscere la finalità per cui si chiede supporto aiuta i sostenitori a sentirsi più vicini alla causa, al progetto e ai destinatari.

 

Il mondo della cultura ha un’occasione d’oro, quella di smuovere (e far emergere) le necessità culturali delle persone. Le liste di attesa ai cinema o ai musei da poco riaperti ci fanno pensare ad una esigenza che viene vissuta come prioritaria. Come può questa domanda di cultura diventare una issue sempre più presente ed entrare anche nell’agenda culturale?

Mai come questo periodo di astinenza forzata dalla frequentazione dei luoghi di cultura ha reso evidente quale peso e importanza la cultura e le arti possano avere nelle vite di ciascuno di noi: poter ritornare poco a poco, in questi giorni, nei musei, nei cinema, nei teatri e nelle sale da concerto sta destando nelle persone una grande emozione. Questo vale per i frequentatori abituali e assidui, ma vale anche per coloro che magari proprio nella prolungata fase di lockdown si sono accorti degli effetti positivi che ogni forma d’arte può portare sul nostro benessere fisico ed emotivo. 

Inoltre mai come in questo anno e mezzo le organizzazioni culturali hanno fatto uno sforzo titanico per raggiungere i propri pubblici nonostante le chiusure, creando contenuti culturali e occasioni di interazione anche attraverso i canali digitali (alcuni aperti proprio a seguito della chiusure). Molte organizzazioni culturali hanno, per la prima volta, raccontato qual era l’importanza delle attività che normalmente venivano fatte con le comunità e con i territori. Tantissime hanno davvero favorito una maggiore inclusività dei pubblici più diversi, dando spazio a programmi per tutti i target e puntando i riflettori anche su maestranze e personale che normalmente lavora nel dietro le quinte della produzione culturale.

Questo cambiamento radicale a cui abbiamo assistito in questo anno e mezzo di Covid19 pone senz’altro le premesse per una diversa partecipazione anche dei sostenitori privati, dei cittadini che sono appunto coloro che le organizzazioni culturali solitamente coinvolgono nel lanciare una campagna 5 o 2 per mille.

 

Quali sono gli strumenti che una realtà culturale deve conoscere per potersi sostenere oltre al 2 per mille?

Oltre al 2 per mille ricorderei la possibilità di coinvolgere i propri sostenitori attraverso la creazione di programmi di membership strutturati, rivolti a cittadini ma anche ad imprese, tra gli strumenti che meglio si addicono alle caratteristiche delle organizzazioni culturali e al tipo di attese che hanno i pubblici che le frequentano. Uno strumento molto usato nel mondo anglosassone come leva di coinvolgimento e fidelizzazione che inizia a prendere piede anche in Italia.

Sempre sul fronte della fiscalità, citerei anche l’Art Bonus un altro strumento fiscale introdotto a partire dal 2014 e reso stabile dal 2016 che consente di ottenere un credito di imposta del 65 per cento per le erogazioni liberali fatte da privati cittadini, aziende e fondazioni a favore della cultura, dello spettacolo e del patrimonio culturale. 

Uno strumento importante per quelle organizzazioni culturali che rientrano tra i beneficiari ovvero tutti gli enti pubblici proprietari di un bene pubblico, i soggetti privati, concessionari o affidatari di beni culturali pubblici, le Fondazioni lirico sinfoniche i teatri di tradizione, le istituzioni concertistico-orchestrali, i teatri nazionali, i teatri di rilevante interesse culturale, i festival, le imprese e i centri di produzione teatrale e di danza, nonché i circuiti di distribuzione,  complessi strumentali, società concertistiche e corali, circhi, spettacoli viaggianti.

Grazie a questa importante leva fiscale molte organizzazioni stanno lanciando, soprattutto da quando è scoppiata l’emergenza Covid19, vere e proprie Campagne Art Bonus incentivando il sostegno attraverso le donazioni.

Un altro strumento che una realtà culturale può considerare come leva strategica per costruire una community di sostenitori è sicuramente il crowdfunding: i dati della ricerca Donare 3.0 appena pubblicati da Rete del Dono, Doxa e PayPal confermano una crescente disponibilità dei nativi digitali a sostenere campagne di crowdfunding attivate da organizzazioni che operano nel settore culturale.

Interessante infine ricordare che da pochissimo è possibile anche lanciare su Rete del Dono una campagna di crowdfunding che permetta ai donatori di utilizzare anche i benefici fiscali di Art Bonus: insomma tanti nuovi strumenti a disposizione delle organizzazioni culturali che vogliano davvero provare a rompere il soffitto di cristallo e coinvolgere sempre di più privati, aziende e fondazioni  a sostegno delle organizzazioni che operano nel settore delle arti e della cultura. 

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