In attesa del RUNTS. Cosa può fare un ente che non è Onlus, Aps o Odv?

mercoledì, 17 Giugno 2020

Se per Organizzazioni di Volontariato, Associazioni di Promozione Sociale, Cooperative Sociali e Onlus l’ingresso nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore il procedimento di iscrizione non sarà troppo complesso, diverso è il caso di tutte le altre organizzazioni non profit. Ci sono diverse strade da percorrere, e in questo articolo li analizziamo.

Tempus fugit” è un principio che vale anche per le organizzazioni non profit. Il tempo corre e si avvicina l’entrata in vigore del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. Per alcuni la strada è sufficientemente tracciata; si pensi alle Organizzazioni di Volontariato, le Associazioni di Promozione Sociale, le Cooperative Sociali e le Imprese Sociali, per le quali è sufficiente adeguare lo statuto, in alcuni casi con prassi agevolate, per vedersi iscritti nel Registro. Anche il futuro delle Onlus non è poi tanto complicato; adeguando lo statuto potranno scegliere in quale sezione del RUNTS iscriversi.

Ma gli altri? Associazioni, comitati, fondazioni, enti religiosi che non sono OdV, APS, Onlus, Cooperative Sociali o Imprese, che faranno?

Possono seguire diverse strade:

  • Starne fuori. Se al momento attuale non aderiscono ad alcun registro possono continuare così e non iscriversi al RUNTS. Questo significa rinunciare a diverse agevolazioni fiscali, in materia di raccolta fondi, rapporti con la Pubblica Amministrazione e probabilmente anche al 5×1000 (sempre che l’ente non operi in ambito scientifico, sanitario o culturale-paesaggistico) ma anche evitare determinati obblighi e passaggi burocratici;
  • Diventare ente del Terzo settore “generico”. Un’organizzazione non profit, fondazione, comitato, associazione, può aderire al RUNTS senza richiedere ulteriori qualifiche. Adeguando il proprio statuto al Codice del Terzo Settore può godere di diversi benefici e vantaggi, seppur più limitati rispetto ad OdV, APS o Imprese Sociali. Non ci sono però limiti sull’impiego di volontari, dipendenti o retribuzione degli organi sociali;
  • Diventare Ente Filantropico. Lo status di un Ente Filantropico, che deve tassativamente avere la personalità giuridica, non differisce molto da quello di un ente del Terzo settore, di cui è un sottotipo. Se però l’ETS non è tenuto ad adottare nessuna particolare modalità operativa, l’Ente Filantropico deve basare la propria attività sull’erogazione di denaro (erogazioni liberali, bandi, borse di studio…), beni e servizi finanziandosi attraverso contributi pubblici e privati, donazioni, lasciti testamentari, rendite patrimoniali ed attività di raccolta fondi;
  • Diventare Organizzazione di Volontariato o Associazione di Promozione Sociale. Se l’organizzazione non profit a livello civilistico si configura come associazione e ha una forte componente legata al volontariato può pensare di ottenere una di queste qualifiche adeguando opportunamente lo statuto. In entrambi i casi l’attività delle essere svolta prevalentemente da volontari ma, se nell’OdV deve essere soprattutto a beneficio di terzi, nell’APS questa può essere rivolta anche a soci. Entrambe le qualifiche portano forti agevolazioni fiscali e nei rapporti con la Pubblica Amministrazione e nel caso dell’OdV anche in materia di raccolta fondi (come detrazioni fiscali più elevate per i propri donatori);
  • Diventare Impresa Sociale. Se l’organizzazione non profit ha la personalità giuridica (o intende ottenerla), si sostiene prevalentemente, e in ottica di lungo periodo, su entrate di natura commerciale (quindi su veri e propri ricavi) e impiega prevalentemente personale dipendente (senza rinunciare del tutto al volontariato), l’Impresa Sociale può essere la scelta giusta.

Queste sono le possibilità offerte dalla normativa. Sebbene l’entrata in vigore del RUNTS non sia imminente e sia ovviamente sempre possibile aderire dopo, è bene che un’organizzazione cominci già a valutare le varie ipotesi comparandole con la propria situazione presente e le prospettive per il futuro, così da poter intraprendere il percorso migliore.

Qualunque ipotesi, compresa la prima, richiede una valutazione tecnica, da effettuare insieme a un esperto o a un Centro Servizi per il Volontariato, e successivamente la condivisione con soci e volontari, fino ad arrivare alla modifica dello statuto, che molto probabilmente deve essere fatta in assemblea straordinaria. Non è detto che presa la decisione tutto diventi semplice in quanto la qualifica auspicata potrebbe non essere possibile e talvolta potrebbero divenire necessari articolate modifiche allo statuto e conseguentemente ai meccanismi di funzionamento dell’ente.

Se l’organizzazione intende aderire al RUNTS il percorso è complesso e richiede tempi lunghi. In caso contrario è comunque opportuno riflettere sulla decisione e sulle conseguenze che ne derivano. Non è detto che sia una scelta errata ma vanno ponderati i pro e i contro in ottica di lungo periodo, tenendo conto che si potrebbero perdere molte opportunità.

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